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Il cinese dei giornali. Guida al linguaggio della stampa in Cina Intervista al prof. De Troia, coautore del volume
9 maggio 2013

L'intervista

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PAOLO DE TROIA

Coautore del volume "Il cinese dei giornali. Guida al linguaggio della stampa in Cina"

Coautore del volume  Il cinese dei giornali. Guida al linguaggio della stampa in Cina <br />


"Il cinese dei giornali. Guida al linguaggio della stampa in Cina"
Paolo De Troia, Zhang Tongbing, Chiara Romagnoli, Sun Pingping
Hoepli, 2013
€ 16,00

 

di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella

Roma,  9 mag.-  "Il cinese dei giornali  è la lingua utilizzata negli articoli dei quotidiani e nei telegiornali della RPC, si tratta di un linguaggio specializzato che ha uno stile e una modalità espressiva particolari, all'inizio difficile da padroneggiare, ma di grande utilità nell'apprendimento della lingua cinese di livello avanzato". Lo descrive così Paolo De Troia, ricercatore di Lingua e traduzione cinese presso l'Istituto di Studi Orientali dell'Università la Sapienza e Direttore dell'Istituto Confucio di Roma. Autore con Zhang Tongbing, Chiara Romagnoli e Sun Pingping de "Il cinese dei giornali. Guida al linguaggio della stampa in Cina", De Troia spiega ad AgiChina24 il mondo dei media del Drago. 

A un primo sguardo lo stile editoriale cinese sembra molto ingessato e la notizia da ricercare. Dov'è, invece, la sua dinamicità?

Io non parlerei di dinamicità da ricercare, piuttosto di possibilità di espressione attraverso schemi e strutture a prima vista rigide e stereotipate. Questa capacità espressiva risiede nella grande ricchezza lessicale del cinese. Certamente lo stile dei pezzi è diverso da quello occidentale, la notizia spesso non è in evidenza nelle prime righe come insegnano nelle nostre scuole di giornalismo. Tuttavia basta prenderci un po' la mano e questo è uno degli obiettivi del manuale "il cinese dei giornali".

C'è differenza tra l'online e il cartaceo?

Certamente dipende molto da caso a caso e da testata a testata, ma a parte la velocità di pubblicazione, da un punto di vista linguistico nessuna. L'edizione del Quotidiano del Popolo online riproduce fedelmente quella che poi verrà stampata poche ore dopo.

Come si è evoluto negli anni il linguaggio dei giornali?

Se si escludono alcune eccezioni, non si è modificato tanto da un punto di vista strutturale, ma è cambiato ed è diventato molto più ricco da un punto di vista lessicale. Il cinese ha la capacità di rinnovarsi, di creare continuamente e velocemente parole nuove, oppure assegnare nuovi significati a parole pre-esistenti. Nel settore dell'informazione e dell'attualità questa ovviamente è una caratteristica importante. Basti pensare al lessico del nuovo Confucianesimo, al centro della politica interna ed estera della RPC degli ultimi anni. Le parole vengono continuamente riprese, "stirate", rivoltate; ad esempio il concetto confuciano di "armonia"negli ultimi anni è diventato una delle parole chiave della nuova Cina, ma a sua volta in internet è utilizzato come sinonimo di "censura", in un processo ininterrotto di innovazione lessicale. Sarebbe interessante analizzare in un'ottica diacronica il rapporto tra la dinamicità del lessico cinese e la necessità sociale della stessa.

Il XVIII Congresso del PCC nomina i nuovi membri de Comitato Permanente del Politburo; gli esperti fanno sapere di aver identificato un nuovo virus di influenza aviaria che ha già ucciso due persone; Tokyo annuncia la nazionalizzazione di tre dell'arcipelago conteso Diaoyu/Senkaku; Peng Liyuan dà lezione di stile oltre-Muraglia. Linguaggio e caratteristiche stilistiche dei vari pezzi.

Il primo pezzo è evidentemente poco lontano come stile dal semplice comunicato stampa, così come il secondo. Le frasi sono lunghe, non è presente quasi mai il discorso diretto e il linguaggio colloquiale, sono frequenti le frasi impersonali. Riguardo al problema dell'aviaria, che oggi è coperto fedelmente dai media cinesi, ricordiamo che fu proprio un'altra epidemia, quella della SARS del 2002/2003 a spingere il governo cinese verso una maggiore trasparenza mediatica riguardo a questo tipo di notizie. Il terzo argomento è assai delicato in quanto deve riportare la posizione cinese ufficiale riguardo all'annoso problema territoriale delle Isole Diaoyu. Spesso il giornalista non fa altro che riportare dichiarazioni più o meno ridondanti dei leader, fitte di frasi fatte e di richiami alla guida del partito. L'ultimo pezzo invece è un esempio di quello spazio di espressione più libero che a volte viene utilizzato per dire tra le righe ciò che in contesti più rigidamente controllati non si può dire. Un pezzo come questo sarà caratterizzato da un linguaggio più simile al parlato, con frasi più brevi e un registro medio.

Il mondo della carta stampata cinese ha inaugurato il 2013  con 'l'incidente Nanfang Zhoumo - Southern Weekly'. Casus belli: la sostituzione di un editoriale della rivista per il nuovo anno in cui si chiedeva un governo costituzionale con un inneggiante al nuovo corso del segretario generale del Partito comunista, Xi Jinping. Un'iniziativa che non è andata giù ai redattori che hanno incrociato le braccia per giorni. Che peso ha avuto il fatto che si trattasse di un pezzo di propaganda e che fosse l'editoriale di Capodanno? Che conseguenze ha avuto la protesta del Nanfang  nel giornalismo cinese?

Il controllo preventivo dei pezzi prima della loro pubblicazione è un fatto abbastanza comune e non un'eccezione nel mondo dell'informazione cinese (e non solo cinese, direi). La contrattazione su cosa pubblicare o non pubblicare non è una novità per alcuni giornalisti, che sono abituati a discutere e trovare soluzioni per dire quello che pensano per quanto possibile. Il caso del Nanfang Zhoumo è eclatante poiché sembra che per la prima volta il pezzo sia stato cambiato senza contrattazione con la redazione.
Credo che sia difficile valutare ad oggi le conseguenze ma penso che si possano analizzare i fatti e fare delle considerazioni su ciò che è accaduto. Ritengo assai interessante il dibattito accesosi su Weibo dopo la pubblicazione dell'editoriale, lo scontro tra le varie fazioni, filo governative e non, nei blog in rete. Mi ha molto colpito inoltre la lettera aperta indirizzata al governo da 58 intellettuali cinesi che hanno protestato contro quello che loro considerano un atto di censura contro il Nanfang Zhoumo alludendo ad un aneddoto presente in un famoso testo classico cinese, lo Zuo Zhuan. Ritengo queste reazioni espressione di un dibattito vivace e sintomo di una grande vitalità del mondo dell'informazione cinese. Per quanto riguarda il riferimento all'opera storica Zuo Zhuan, può essere una riflessione interessante da proporre a coloro che si avvicinano all'attualità cinese, spesso purtroppo ignorandone la dimensione storico-letteraria.

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