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Testi di letteratura cinese scelti e tradotti da Giuliano Bertuccioli

Intervista a Paolo De Troia, curatore del libro
24 giugno 2014


Focus

Orientalia Editrice
Intervista a Paolo De Troia


TESTI DI LETTERATURA CINESE SCELTI E TRADOTTI DA BERTUCCIOLI

di Alessandra Spalletta
Twitter@ASpalletta
 
"Testi di letteratura cinese.
Scelti, tradotti e commentati da Giuliano Bertuccioli”



a cura di Paolo De Troia
Libreria Editrice Orientalia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 24 giu. - "Per arricchire la famiglia non occorre comprare fertili campi: grazie ai libri tu avrai la messe più larga! […] Un giovane quindi che vuol riuscire nella vita si mette dinanzi alla finestra e studia con diligenza i Cinque Classici”. Così un imperatore della Cina antica spronava i giovani candidati all’esame di stato a studiare in modo “matto e disperatissimo” per dirla con le parole del sinologo Bertuccioli, di cui oggi riappare in forma aggiornata l’antologia di prosa dal titolo “Testi di letteratura cinese. Scelti, tradotti e commentati da Giuliano Bertuccioli”. Il nuovo volume edito da Orientalia è curato da Paolo de Troia, studente di Bertuccioli, allievo di Federico Masini e oggi titolare della cattedra di filologia cinese.
 
Il volume, come spiega Federico Masini nella prefazione al libro, era il secondo di due testi per lo studio della lingua cinese classica; il primo era dedicato alla poesia. Furono pubblicati per la prima volta nel 1983 e nel 1985 dall’editore Il Bagatto. Si trattava delle dispense utilizzate dal professor Bertuccioli per l’insegnamento della lingua cinese presso il dipartimento di studi orientali della Sapienza. Bertuccioli, prima d’insediarsi nella cattedra di lingua cinese che fino al 1961 era appartenuta a Pasquale d’Elia (prima ancora, sino al 1941, a Giovanni Vacca), aveva studiato a Nanchino per quattro anni (dal 1946 al 1950). Lo narra Masini all’inizio
del volume, ricordando come il sinologo avesse svolto per trent’anni la professione del diplomatico in Asia centrale, accumulando una vasta conoscenza di lingua e cultura. Non era insolito, all’epoca, veder nascere figure culturali di rilievo, poliedriche e straordinarie.
 
Fu dunque in Cina che Bertuccioli apprese la prosa classica con il metodo classico, ovvero quello utilizzato dagli stoici studenti cinesi fin dalle epoche passate: la “memorizzazione dei brani di prosa per lo più contenuti nell’antologia Guwen Guanzhi” . E fu così che il Maestro, divenuto docente, trasmise la conoscenza della lingua classica ai propri allievi. Tra cui, Federico Masini (prima) e Paolo De Troia (poi). De Troia è stato allievo di Masini, da cui ha ereditato l’insegnamento del corso di Filologia cinese nel 2005.

Perché una nuova edizione nel 2013 delle prose di Giuliano Bertuccioli? Da quali opere sono stati selezioni i brani nelle versione originale? Qual è il contributo più significativo di questa nuova edizione? AgiChina lo ha chiesto a Paolo De Troia.
 
Un ricordo personale di Bertuccioli.
 
Ricordo quando mi recavo presso casa sua, in un vecchio e solenne caseggiato sul lungotevere, per lavorare alla traduzione di un testo classico oggetto della mia tesi di laurea. Esitavo qualche minuto prima di suonare il campanello, ripassando a mente le domande che dovevo fare. Bertuccioli accorreva ad aprire, “Buonasera sig. De Troia” (dava sempre del Lei a tutti gli studenti anche se ci conosceva ormai da anni) e poi faceva strada nel lungo corridoio, abbellito da vasi colorati, rotoli cinesi e mappe. Durante gli anni passati in Cina e a Hong Kong Bertuccioli aveva lentamente e pazientemente messo insieme una biblioteca unica al mondo, che vantava edizioni rare e pubblicazioni antiche cinesi di grande valore. Si sedeva, quindi, dietro la scrivania del suo studio e ascoltava le domande dell’intimorito studente di turno, in quel caso il sottoscritto, seduto su una bassa poltrona. Poi cominciava a chiedere: “Allora, vede quello scaffale dietro di Lei? Ecco, prenda quel volume rilegato in pelle rossa. Lo apra all’inizio e cerchi...”
Così insegnò, a me e a chi ebbe la fortuna come me di essere suo studente, come risolvere i tanti problemi che si incontrano nella traduzione di un testo. Ricordo, un pomeriggio, durante una di queste lezioni a casa sua, un nome geografico in uso nel XVII secolo che non si trovava. Mi congedò quasi infastidito, frettolosamente. Pensai avesse da fare. Mi telefonò a casa la mattina dopo. Non mi aspettavo la sua telefonata, realmente non pensavo si ricordasse con esattezza il mio nome di battesimo. Con molta cortesia,
invece, mi comunicò che aveva trovato la corrispondenza del nome in questione, e poi interruppe la comunicazione, lasciandomi basito, con la cornetta del telefono in mano. Me lo immaginai a cercare quella parola introvabile solo per amor di scienza, per il piacere della conoscenza in sè, e per aiutare un ignorantissimo studente. Questo era Giuliano Bertuccioli.


Da cosa nasce l’esigenza di ripubblicare oggi, rinnovandole, le antiche dispense del Professor Bertuccioli?

Essenzialmente perché, affiancati da altri e più moderni testi e dizionari, hanno funzionato e funzionano efficacemente come strumento didattico da circa due decenni, come ho scritto nell’introduzione del libro.


L’edizione originale era scritta a mano da due professori cinesi, aveva un impianto diverso, un diverso metodo di traslitterazione e non aveva le note. Il nuovo volume?

Il nuovo volume innanzitutto è stato migliorato nella veste grafica, ora è più leggibile e di facile accesso. Oltre all’inserimento dei caratteri a stampa invece che scritti a mano, la nuova edizione ha il testo a fronte, che rende più semplice la lettura in lingua e la comprensione, la trascrizione nel sistema pinyin, e soprattutto un ricco apparato di note che insieme al glossario aiuta lo studente a comprendere i difficili testi classici e il processo traduttivo che porta alla versione italiana.


Scriveva Bertuccioli nella prefazione: “Non si tratta di un’antologia della prosa cinese, ma soltanto di una raccolta di alcuni passi, scelti fra i più rappresentativi dello stile letterario classico”. Quali? E di quali epoche?

Le prime due parti del libro, una volta corrispondenti alle prime due annualità di cinese del corso universitario, contengono venti passi dei Dialoghi di Confucio, segue un estratto della Grande Scienza e tre estratti dell’opera di Mencio. Lo studente nei primi due anni di studio doveva familiarizzare con i testi tra i più rappresentativi della tradizione confuciana. Il terzo anno l’allievo doveva confrontarsi, invece, con dieci testi di diversa provenienza, differenti per lunghezza, stile e linguaggio da quelli fin’ora letti e cioè appartenenti al genere della prosa storica delle epoche Zhou, Qin e Han , più un estratto del Zhuangzi , espressione non più della tradizione confuciana ma di quella taoista. Nella quarta parte, infine, era richiesto l’apprendimento di dieci passi di prosa dell’epoca delle Sei Dinastie, e dei periodi Tang e Song.


Per studiare il cinese il metodo migliore resta quindi quello di memorizzare?

No. Il metodo migliore non esiste, dipende da persona a persona e da cosa ci si vuole fare con questi testi. L’apprendimento a memoria può essere una fase importante dell’acquisizione di un certo patrimonio letterario. Il cinese è una lingua che utilizza molto le citazioni classiche e le frasi fatte, a volte la conoscenza a memoria di un passo può aiutare a capire le allusioni e le citazioni utilizzate nella lingua moderna. Ma non basta. Bisogna studiare la grammatica.


Mandare a memoria i classici cinesi è utile anche per interpretare la realtà politica cinese, oggi come mai intrisa di passato?

Penso che l’apprendimento a memoria di alcuni brani sia utile agli studenti che hanno necessità di apprendere un certo numero di caratteri e di strutture sintattiche. Magari bastasse imparare a memoria Confucio per interpretare la realtà politica cinese. Certamente però la lettura e lo studio approfondito dei classici cinesi è necessario per capire non solo la Cina contemporanea, ma probabilmente molto dell’attualità dei paesi dell’Asia Orientale, quasi tutti di matrice confuciana o da questa influenzati.


Dopo questo libro, quale vorrebbe che fosse il suo contributo nel proseguire lungo "la strada tracciata dai suoi illustri predecessori"?


Mi piacerebbe essere in grado, come loro, di trasmettere la passione per le cose cinesi, il rigore nella ricerca, la capacità di ascoltare e di raccontare.

24 giugno 2014

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